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La violenza sulle donne: una riflessione e una dedica

Amore e violenza sulle donne: l’antitesi più triste e sconfortante con cui, in un paese definito “civile”, dobbiamo costantemente fare i conti.

Si parla di violenza sulle donne, si è introdotto anche il brutto termine giuridico di “femminicidio“, tutti parlano di stalking, ma le violenze continuano e le donne che muoiono vittime di una violenza bestiale o subiscono abusi da parte di mariti, fidanzati e non solo, sono sempre tante, troppe e le statistiche dicono che i numeri sono stabili o, secondo altri dati, addirittura in crescita. Allora serve a qualcosa la giurisprudenza? Serve la legge contro la paura e, in molti casi, la vergogna di denunciare? Serve a qualcosa la legge quando stereotipi culturali maschilisti hanno fatto di tante realtà una normalità sommersa, dove nemmeno si sa se queste violenze avvengono o meno?


L’Italia è un paese fortemente maschilista, dove la violenza sulle donne rientra in certi schemi comportamentali che non sono necessariamente frutto di psicopatologie, anzi: “Non sembra muovere particolare attenzione il fatto che la violenza maschile contro le donne nel suo aspetto più manifesto – maltrattamenti, stupri, omicidi domestici, ecc.- sia anche la più sfuggente: sono poche le donne che ne fanno denuncia, molti addirittura non la considerano ancora un crimine, alcune vittime dichiarano di amare nonostante tutto il loro aggressore.” (La 27esima Ora, Questo non è amore. Venti storie raccontano la violenza domestica sulle donne, Marsilio Editori, Venezia 2013).

A fronte di tante parole, di tanta psicanalisi (vedi la freudiana “lotta fra i sessi”), resta lo scenario sconfortante di un teatro di sopraffazione e degrado, in cui certi uomini non sembrano essere in grado di relazionarsi se non con l’uso della violenza.
Questa legislazione e le stessa parola “femminicidio” e “stalking” sono l’ennesima riprova non solo della difficoltà culturale di abbattere questo muro dietro al quale si celano orrore e paura; ma anche del fatto che la politica (in questo come in molti altri casi) crei più che leggi, spot pubblicitari delle cui frasi tutti si nutrono. In tale maniera ci si illude che introdurre un reato che esiste da sempre (l’omicidio) ma cambiandogli le connotazioni sessuali, ci si senta più sicuri e più “civili”. L’omicidio diventa femminicidio, la persecuzione diventa stalking… In quest’ultimo caso poi il termine anglosassone aumenta la facciata autoritaria di una legge di cartapesta. Così la violenza sulle donne aumenta mentre la legge e la politica ci rassicurano forgiando finti strumenti e illudendoci di vivere in una società in cui le donne possano finalmente essere liberate dopo secoli di scempi e abusi.

Internet, e questo post non fa certo eccezione, brulica di idee, argomentazioni e sfoghi di sdegno senza che questo porti ad una reale attuazione di qualcosa che dia una spinta concreta. Mi permetto, però, da uomo inteso come essere umano di sesso maschile, di dedicare a tutte le donne due canzoni di Edoardo Bennato dedicate alle donne. Un omaggio del cantautore partenopeo all’amore, accompagnato da una speranza e da uno sguardo silenzioso.

 


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